Bagni

Sarebbe una giornata da zaino e via, avventura, libertà. L’acqua che scorre sul corpo e risveglia i sensi, la natura intorno, il freddo ed il sole, anche il caldo. I vestiti zuppi, i sentieri. Io che tremo. Salto da un ricordo all’altro, mi tengo stretta al buio nelle terme di Tabacón in Costa Rica, o resto sdraiata a guardare il cielo di notte dopo aver sperimentato le piscine termali pubbliche di Baños che ho rivisitato per far provare a mia madre la stessa sensazione. Sono di nuovo lì, sotto le cascate nella Gran Sabana in Venezuela, alle gole del Salinello in Abruzzo, alla cascata Hola Vida in Ecuador, su una canoa nella Laguna Grande della riserva del Cuyabeno all’alba quando la nebbia avvolge tutto. Tengo con me anche quei pomeriggi a ritmo lento con i bagni nel fiume chiacchierando di tutto e di niente cercando pagliuzze d’oro che poi finivano con una pilsner, un machete e un mango. Sono di nuovo da sola e nuda in una piscina all’aperto nella campagna inglese a perdermi nell’immensità di quel luogo e di quel momento.

A volte ho bisogno di spogliarmi di tutto e di galleggiare in silenzio guardando l’infinito. La ricchezza sta nella capacità di raccogliere tesori e trattenerli lasciandoli liberi, al loro posto.

Oggi è una buona giornata. Il bosco, il sentiero e la cascata sono dentro di me.

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Telefono, Amicizia, Valigie

Oggi ho telefonato ad un amico di vecchia data. Nelle ultime settimane mi aveva chiamata due volte e non gli avevo risposto. Lui mi conosce, sa che le chiamate in certi periodi mi mettono in difficoltà. Non mi ha fatto nessun “rimprovero” per le mie mancanze, ha capito, e non ho parole a sufficienza per ringraziarlo. Mi chiedo come faccia a volere ancora avere a che fare con me che mi dileguo per mesi e anni. Eppure ormai lo conosco da quasi 20 anni, dall’ultimo anno di liceo, fu un mio professore. In passato avemmo una relazione per qualche mese che si trasformò in un’amicizia che dura ancora oggi nonostante la distanza. Abbiamo conversato per un’ora e mezza come se ci fossimo visti ieri e mi ha fatto ridere. Ha vissuto in vari paesi del mondo per molti anni: Africa, Venezuela, Cina.. Per molto tempo ha lavorato a lungo in alcuni consolati. Tra una cosa e l’altra, parlando del presente e di alcuni problemi di ristrutturazione a casa sua, è arrivato ad accennarmi dei suoi traslochi e mi ha confermato che anche lui odia fare le valigie prima di partire ed odia i preparativi per trasferirsi in un altro paese. Mi ha detto: “Sai che a me veniva addirittura l’ulcera? Io e te siamo anime gemelle!”. Che forte, ci siamo proprio trovati. Un’altra persona che ama viaggiare e che odia fare le valigie. Certe volte immagino il giorno in cui riuscirò a partire per un lungo viaggio con solo un piccolo zaino o un piccolo borsone, non capisco per quale ragione non sia ancora riuscita a farlo, ma ci arriverò.

 

Come arrivammo in Spagna

Avevamo caricato la macchina ed eravamo tutte indaffarate per gli aggiustamenti finali. Niente ditte di traslochi, niente furgoni o pacchi, quello che ci serviva l’avevamo fatto stare in macchina: una cinquecento. Mezzo perfetto per un trasloco, no? Non ci importava niente, potevamo trasferirci insieme in Spagna e contava solo quello. Avevamo un piano: 3 giorni di viaggio, una sistemazione per 13 giorni e poi la ricerca di un appartamento da tenere per qualche mese. Vamos! Sigillato l’appartamento a Milano dovevamo solo percorrere quei 1500 km che ci separavano da San Juan de Alicante, Costa Blanca. Bye bye Milano! In teoria saremmo dovute stare via solo 6 mesi, che in un attimo si trasformarono in un anno e tre mesi, ma quel giorno non lo sapevamo. Quel giorno pensavamo solo ad affrontare la prima tappa per arrivare a destinazione e volevamo fosse anche un po’ una sorta di weekend, come partire per le vacanze. Come sempre avevamo lavorato entrambe fino all’ultimo ed eravamo stanche, sentivamo il bisogno di svagarci dai ritmi serrati di quel periodo, ma finalmente ci stavamo trasferendo! Lei aveva un lavoro da svolgere all’istituto di Neuroscienze ed a me bastavano internet e pc. Era la situazione perfetta. Eravamo a dir poco entusiaste!

Il viaggio in macchina fu memorabile, lo ricordiamo spesso. Eravamo cariche. Elly alle nostre spalle stava ben comoda tra zaini, cuccia e borse varie che ogni tanto poveretta rotolavano sopra di lei. Pure lei dotata di passaporto in regola per evitare ogni possibile inconveniente. Facemmo varie soste per farle sgranchire le zampette e sgranchirci anche noi. Avevo prenotato un paio di hotel lungo il percorso per dividere in tre parti il viaggio. Fu una meraviglia arrivare al tramonto a La Maison Blue a Sigean. Tirava un vento forte. Camminando per le viuzze centrali ci sembrò di essere nella stessa atmosfera del film “Chocolat”. Scendendo dalla macchina era calata un’atmosfera magica. Il vento ci scompigliava i capelli e ci portava letteralmente a spasso! Era sera ed i nostri ospiti super gentili ci mostrarono una camera tutta colorata nella loro vecchia casa, non era il mio stile, ma era simpatica! Eravamo nel centro storico e scricchiolava tutto. Elly era super in allerta, l’avevamo adottata da pochi mesi ed aveva molti timori. Quella sera mangiammo qualcosa di veloce in un posto vicino al B&B, il ristorante segnalato era al completo. Al mattino successivo scendemmo le scale per raggiungere la sala colazione e trovammo una tavola imbandita solo per noi! Eravamo le uniche ospiti e ci sembrò di avere una sala privata con colazione da principesse. Come dimenticare quando entrammo in quella stanza! C’era un solo tavolo rotondo pieno di ogni ben di Dio. Davanti ai nostri occhi nessuno, solo marmellate, brioches, burro, tagliere con il pane fresco, succo, tè, caffè, una meraviglia. Per una frazione di secondo mi venne da pensare che non fosse per noi, ma mi sbagliavo! Quella mattina ci rimase impressa. La mia ragazza scambiò qualche parola in francese con i proprietari molto disponibili che vennero a salutarci ed io non capivo proprio nulla. Ero imbambolata. Mi dissero di lasciare libera Elly che ne approfittò subito per infilarsi in cucina ad annusare ogni angolo. Il profumo di croissant era ovunque. Io e R. sembravamo una coppia di turiste, solo che purtroppo non visitammo neanche la riserva vicina, stavamo emigrando! I francesi erano sorpresi che stessimo facendo un trasloco. Sembrava strano che fossimo in quel paesino di forse 5000 abitanti, a centinaia di km dalla nostra meta. Comunque.. sarei rimasta da quelle parti ancora un po’, solo per godere di quell’atmosfera rilassata. Ripartimmo da Sigean subito dopo verso Castellón de la Plana, che non ebbe il sapore del piccolo paese, ma che ci colpì per la cena all’aperto con 20° a marzo che ci fece balzare subito in un clima vacanziero. Naturalmente stavamo andando a sud e le temperature si erano alzate molto. Elly aveva caldo ed iniziò a cambiare pelo proprio in quei giorni! Poche centinaia di km ed era cambiato tutto. Una cerveza ghiacciata all’aperto era il minimo! Nel primo pomeriggio del terzo giorno arrivammo a San Juan Playa per ritirare le chiavi del mini appartamento situato a 50 mt da una spiaggia di sabbia dorata lunga 3 km e completamente libera (Playa San Juan). Wow. Poteva essere vero? Dei primi tredici giorni ricordo le passeggiate al mare, il lavoro incastrato tra una cosa e l’altra, il sashimi del ristorante di fronte, l’estenuante ricerca di alloggio tra agenzie e chiamate a numeri telefonici trovati in giro o su internet. Visitammo alcuni appartamenti, ma al decimo giorno non avevamo ancora trovato una sistemazione adatta ad un prezzo accessibile per noi. Un pizzico di tensione ammetto che cominciò ad insediarsi in quelle belle giornate. La mia ragazza era tesa e preoccupata, c’erano solo case vacanze a prezzi folli, e avrebbe iniziato a breve il suo nuovo lavoro. Io anche ero nervosa, semplicemente perché odio il telefono e figuriamoci chiamare o relazionarmi con persone in un’altra lingua, solo che lo spagnolo toccava ovviamente a me, l’unica delle due a conoscerlo un minimo… Quindi dovevo uscire dal guscio e parlare. Messa con le spalle al muro, dovetti agire. Finalmente un’agenzia di Alicante ci mostrò un appartamento a San Juan a pochi passi dal centro della cittadina ed un po’ distante dal mare, quindi lontano dal caos di gente che sarebbe arrivata in estate. Era perfetto! Spazioso, semplice, nessun lusso, funzionale, posizionato perfettamente. Andava benissimo, era fin troppo grande, ma il costo era ragionevole. Decisione presa in mezz’ora e appuntamento per il giorno successivo per formalizzare il tutto. Così passammo dal monolocale ad un appartamento con 3 camere da letto, 1 cucina, 2 bagni, un soggiorno, balcone e pure piscina! (Tra parentesi passerà alla storia che in un anno e tre mesi non andai mai a fare un bagno in quella piscina che era aperta anche la sera tardi, ma ne approfittarono tutti quelli che vennero a trovarci!). Il mitico Antonio, il proprietario, ci diede subito l’appartamento, disse che si vedeva da lontano un km che eravamo brave ragazze. Non so da cosa lo vide, ma che pacchia! Alla firma del contratto il primo giorno ci portò un kilo di arance che ci portarono benissimo!

(Marzo 2015)

Tutto il giorno leggendo

Mi bruciano gli occhi. Sono tutti rossi. Ieri ho iniziato un nuovo libro. Oggi mi sono alzata solo per mangiare gli avanzi di ieri ed andare in bagno. Ho trascorso un’intera giornata a leggere. Mi sono trascinata dal letto al bagno, dal letto al tavolo, dal letto alla doccia. Fedele solo al mio libro. Sarà normale? Mi sono racchiusa tra le righe di una scrittrice sconosciuta e va bene così perché non so nulla di scrittura, ma di emozioni me ne sta provocando a milioni. Sto facendo una pausa e sono tuttora intrappolata, rapita. Non mi sono accorta del tempo che è volato. Alcune persone creano dipendenza, scrivono in un modo che sono quasi intossicanti. Ed io vado proprio alla ricerca di questo.. Il Kindle dice che mancano 18h e 19 m alla fine della storia. Purtroppo stanotte non posso stare sveglia fino all’alba. Domani devo lavorare con una mente lucida. Eppure continuerei in eterno.. So già che aspetterò il pranzo per continuare a leggere. Si può sperare che certe persone continuino per sempre a scrivere?

Nel sonno

Mi trovo circondata da neve e ghiaccio. Sono con un paio di uomini su un pianeta che non mi appartiene. Ci hanno lasciato qui insieme ad altri militari non so bene per quale motivo. Esplorare, raccogliere armi, non lo so. Ho visto un furgone ed un altro mezzo sfrecciare tra pareti ghiacciate. Si inseguono. Corrono in strettissimi canyon di ghiaccio. Sono seduta sul bordo di una montagna innevata e guardo il panorama sotto di me. Ai piedi della montagna scorgo un uomo su una macchina a tutta velocità che finisce in un lago ghiacciato. La superficie si frantuma ed il cofano inizia ad immergersi. L’uomo sta morendo, un mio compagno lascia la sua postazione e scende la montagna per cercare di salvarlo. Sembra che io debba rimanere dove sono. Quando finisce il salvataggio sono ancora seduta sull’orlo della montagna. Il mio compagno risale e mi dice che dobbiamo muoverci. La neve intorno a me è diventata più alta, mi arriva alle spalle. La pressione mi spinge verso il basso, parte del cornicione di neve vicino a me frana nel vuoto. Sdraiandomi riesco a trovare un modo per non cadere, sprofondo nella neve con la schiena, rotolo su me stessa, avanzo da sola a quattro zampe e mi rialzo a fatica. I miei due compagni sono già avanti. Con loro proseguo. Abbiamo armi in mano, ma non le usiamo. Stiamo attenti ai pericoli. Vita o morte. Sotto la neve scopro degli attrezzi che potrebbero essere utili e li porto via con me. In lontananza all’improvviso vediamo arrivare degli abitanti locali e ci nascondiamo tra la neve. Seguo gli altri due dentro ad un passaggio che ci porta direttamente in un ristorante. La struttura quasi non si vede in superficie, è praticamente sommersa, mimetizzata nel bianco che sovrasta tutto. Sotto la superficie la luce è scarsa, tutto è più scuro. Attraversiamo la cucina e usciamo nella sala, c’è gente che lavora ai fornelli e al bancone. Capisco che queste persone sanno di noi e ci aiutano, ci salutano o fanno cenni. Qualcuno dei locali dà una mancia ad un soldato. Mi chiedo come potrà usare quei soldi, se avranno un valore sulla nostra astronave o in altri pianeti. Da quel ristorante una scala scende gradualmente sotto terra. Capisco che questo è un punto di attracco, uno snodo. Vedo soldati come me che percorrono quel tunnel avanti e indietro. Andiamo giù, proseguo. Sto attenta, non mi fido. Arrivo a stanze con delle docce, entro. Scopro che prima di atterrare su questo pianeta avevo lasciato un piccolo zaino con un ricambio, shampoo e detergente. Capisco che sapevo già come sarebbe stata la spedizione, qualche giorno a terra per poi ripartire, solo non ricordo nulla del prima, devo imparare ogni cosa nuovamente, ho come perso la memoria. Sono stanca per la missione appena affrontata. Comprendo che abbiamo un tempo limitato per lavarci a turno. Ci sono dei segnali sonori. Vedo un uomo nudo in uno specchio e mi dirigo verso la sezione donne. Alcune donne diventano aggressive per la doccia, sembra che forse debba lottare anch’io, mi guardo in giro per capire come devo comportarmi, sono schiva. Altre donne cercano un contatto fisico prima di dover tornare sull’astronave, sto per i fatti miei, non parlo con nessuno. Capisco dai loro discorsi che sull’astronave non avremo certe comodità e saremo chiusi per mesi. Cambierà tutto, devo approfittare anch’io di quello spazio. Cercando una doccia libera e funzionante finisco per essere l’ultima, non c’è quasi più nessuno intorno a me. Solo qualche donna che si sta rivestendo e qualche d’una già in ordine, ma con i capelli bagnati. Dobbiamo risalire a bordo, resta poco tempo. Finalmente il getto d’acqua è quello giusto e posso insaponarmi. Nel sogno ho i capelli lunghi, un groviglio scuro. Sono immersa tra i miei pensieri quando avverto un contatto leggero. Una donna appoggia tutto il suo corpo contro la mia schiena nuda e mi sussurra qualcosa nell’orecchio. Non capisco cosa dice. Lei è vestita e io sono nuda, ma non teme l’acqua che ci bagna entrambe. L’acqua scorre, è una strana sensazione. Sono sola nel sogno, ma non sono sola.

Non ho dormito

Vuoi un massaggio gratis? Prendi un cane di nome Elly, lo lasci dormire per terra in fondo al tuo letto perché soffre l’abbandono e da sola non ci sta, oltretutto in un monolocale è impossibile trovarle un altro posto. Semplicemente durante la notte te la trovi che ti cammina sulla schiena. Un massaggio perfetto, no? L’unica differenza è che poi senti il suo muso che viene a controllare se sei viva, ti lecca gli occhi perché non ce la può fare, e intanto il peso del suo corpo si scarica qui e là in punti specifici. Dove colpisce colpisce, non serve essere pignoli eh. Dall’oltre tomba la mia voce le dice “giù”, lei esita e torna nella sua cuccia. Bravissima. Prima sessione finita. Poi, dopo un po’ ricomincia. Che vuoi di più? Al buio, zampine penetranti, muso che controlla, esitazione e giù. Solo certe notti eh. Sa che non voglio che salga sul letto, ma lei ha tempo, ci prova, mi lavora ai fianchi, e sente, sente sicuramente qualche cosa. E più si fida e più ci prova, guadagna spazio. Avanza anche nel cuore. Persevera nonostante la mia risposta sia sempre “giù”. E poi forse certe notti ha bisogno di stare più vicino, che le passa tra quei neuroni? Un brutto sogno? Io sto pensando che ho un cane che veglia su di me. Stavo infatti sognando che per colpa di un infradito stavo perdendo un volo intercontinentale (ovviamente dopo ieri non poteva essere diversamente.. i due sono ancora bloccati a La Paz..) ero ovviamente anche in mezzo all’oceano su un piccolo catamarano con il mare mosso (un mio sogno ricorrente è dover cercare di salvarmi da uno tsunami).. e lei è arrivata, mi ha torturato, non mi ha fatto dormire e io le voglio bene. Perché c’è. Tortura o meno. Dormirò un’altra volta..

Un modo per perdere un volo

Due viaggiatori oggi mi hanno telefonato in panico dalla Bolivia dicendomi che sono bloccati a La Paz e perdono il volo internazionale. La compagnia aerea locale pare non abbia comunicato loro che il volo interno da La Paz a Santa Cruz, che avevano prenotato insieme al volo internazionale per Roma, è stato anticipato di due ore!! Fatto sta che quando sono arrivati in aeroporto a La Paz, il loro volo era già partito! Potete immaginare la tensione di questi due signori che pensavano di doversi ricomprare un volo internazionale e che credevano che l’errore fosse stato mio quando invece la prenotazione dei voli se la sono fatta da soli e non si ricordavano?? Erano un tantino nervosi… Poi hanno capito che io non c’entravo, anzi che li stavo solo aiutando.. Comunque… queste compagnie aeree???? Così all’improvviso pensi che il giorno dopo sarai a casa, o al lavoro, o semplicemente altrove ed invece no, stai lì, puoi riflettere sulla vita, puoi decidere se farti un altro giro in un museo, se stare incazzato tutto il giorno per il tempo perso o se metterti l’anima in pace.. Tutto dipende da come vorrai reagire a questa situazione. Nel frattempo salva le ricevute e preparati per il reclamo!

Vado a mangiare qualcosa che il pranzo è saltato e la giornata si è fatta lunga. 

 

I Am Mine, Pearl Jam

The selfish, they’re all standing in line
Faithing and hoping to buy themselves time
Me, I figure as each breath goes by
I only own my mind

North is to south what the clock is to time
There’s east and there’s west and there’s everywhere life
I know I was born and I know that I’ll die
The in between is mine
I am mine

And the feeling it gets left behind
All the innocence lost at one time
Significant behind the eyes
There’s no need to hide
We’re safe tonight

The ocean is full ‘cause everyone’s crying
The full moon is looking for friends at high tide
The sorrow grows bigger when the sorrow’s denied
I only know my mind
I am mine

And the meaning it gets left behind
All the innocence lost at one time
Significance between the eyes
There’s no need to hide
We’re safe tonight
What

And the feelings that gets left behind
All the innocent broken with lies
Significance, between the lines
(We may need to hide)

And the meanings that get left behind
All the innocents lost at one time
We’re all different behind the eyes
There’s no need to hide

Bullet With Butterfly Wings

Per questa sera vanno bene The Smashing Pumpkings. Sento tutto l’album “Mellon Collie and the Infinite Sadness” così il viaggio si fa più denso ed in un attimo torno indietro. Sono di nuovo persa, incastrata in quei ricordi, in quei momenti in cui non vedevo via d’uscita, and I don’t even care… Me lo concedo, posso farlo. Posso scendere e risalire.

The world is a vampire, sent to drain
Secret destroyers, hold you up to the flames
And what do I get, for my pain?
Betrayed desires, and a piece of the game

Even though I know, I suppose I’ll show
All my cool and cold, like old job

Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Then someone will say what is lost can never be saved
Despite all my rage I am still just a rat in a cage

Now I’m naked, nothing but an animal
But can you fake it, for just one more show?
And what do you want?
I want to change
And what have you got, when you feel the same?

Even though I know, I suppose I’ll show
All my cool and cold, like old job

Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Then someone will say what is lost can never be saved
Despite all my rage I am still just a rat in a cage

Tell me I’m the only one
Tell me there’s no other one
Jesus was the only son, yeah.
Tell me I’m the chosen one
Jesus was the only son for you

Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
And someone will say what is lost can never be saved
Despite all my rage I am still just a rat in a cage

Despite all my rage am I still just a rat in a-
Despite all my rage am I still just a rat in a-
Despite all my rage am I still just a rat in a cage

Tell me I’m the only one
Tell me there’s no other one
Jesus was the only son for you

And I still believe that I cannot be saved
And I still believe that I cannot be saved
And I still believe that I cannot be saved
And I still believe that I cannot be saved

Appunti da ricontrollare

Stanotte non riuscivo a dormire, pensavo e pensavo, e mi sono nuovamente accorta che ho dimenticato molto. Mi è venuto in mente che dovrei sforzarmi di ricostruire alcune tappe principali della mia storia, se non altro per conoscermi meglio e ricordare meglio alcuni eventi. Nessuno lo farà per me. Appunto qui una bozza dei miei spostamenti (non viaggi) in posti dove ho abitato più di 6 mesi in ordine cronologico fino ad oggi, dall’infanzia all’età adulta. Magari un giorno avrò voglia di trasformare questa sintesi approssimativa in qualcosa di più preciso, ma intanto ho un punto di partenza. Evito di concentrarmi su spostamenti più corti perché non ne verrei a capo. Ricordare non è sempre facile, a volte è bello e a volte fa male, ci vado quindi con calma.  

  • P. 11 anni
  • C. 5 anni?
  • Franciacorta 2 anni?
  • P. 5/6 mesi?
  • Bergamo 1 anno e mezzo
  • Little Milton 10 mesi
  • Oxford 6 mesi
  • P.?
  • Padova 9 mesi
  • Pescara 2 anni?
  • Montesilvano 3 anni?
  • Ecuador 9 mesi
  • Franciacorta 1 anno?
  • Milano 3 anni
  • San Juan de Alicante 1 anno e 3 mesi
  • Milano 3 anni e qualche mese?